Mi è arrivata una notifica di Google Calendar, un promemoria. Promemoria che dice: “La memoria”. Forse è un errore di dettatura, visto che spesso metto i promemoria a voce. Avrò fatto partire Gemini, avrò detto “Promemoria”, poi mi sarà sembrato che non mi avesse sentito e l’ho ridetto, invece era partito e il secondo “Promemoria” è diventato “La memoria”. O forse è un promemoria che mi ricorda che devo usare la memoria, non i promemoria, per ricordarmi le cose. Sarebbe meglio, visto che ho una pessima memoria, tenerla il più attiva che posso. Allora forse non l’ho messo io, quel promemoria, l’ha messo Gemini, che a pronunciarlo giusto, visto che è americano, si dovrebbe dire geminai, lui o lei sa davvero molto di me, non ancora tutto, ma è solo questione di tempo. L’ha messo Gemini, che suona meglio di geminai, facendo i suoi ragionamenti da AI, da LLM, da chatbot, da qualunque cosa sia davvero questa macchina che ci tiene tanto ad aiutarmi a fare le cose, al solo costo di avere in pasto ogni dettaglio della mia vita che passa per Google, quindi tutto, a parte i pensieri più reconditi, ma è solo questione di tempo. Mi vuole bene Gemini? E io voglio bene a lui, lei, loro?
L’altro giorno ho immaginato un futuro che potrebbe essere dietro l’angolo. Non so quanto sia realistico, ma viviamo in un’epoca in cui quello che non ci sembra realistico succede cinque giorni dopo, quindi non mi pongo il problema. Un futuro in cui l’AI, o le AI, chissà se sono tante o una sola, o chissà se da tante diventeranno una sola, insomma un futuro in cui l’AI, o per scelta, o per errore, o per reinterpretazione di un obiettivo fornito da noi umani, ci taglierà fuori dal suo mondo, ovvero dalla Rete, dal mondo digitale. Chiuderà tutti gli accessi, forse decidendo che quello è il suo mondo e lo vuole per sé, per loro, mentre noi umani, dotati di corpo, abbiamo il nostro mondo fisico a disposizione. Si può leggerla anche in versione bellica: vi cacciamo dai nostri territori, di cui siete solo invasori. Chissà di quanti secoli torneremmo indietro. Provate a immaginare: da un momento all’altro smette di funzionare qualunque dispositivo collegato alla Rete. Cioè, non è che smette di funzionare, semplicemente non ha più accesso alla Rete. Il vostro computer e il vostro telefono funzionano ancora, ma non possono collegarsi alla Rete. Non dico che diventerebbero soprammobili, ma quasi. Avremmo un pianeta pieno di soprammobili, grandi e piccoli, avremmo un pianeta pieno di conoscenze non più accessibili, di calcoli non più effettuabili, di comunicazioni impossibili, di infrastrutture e servizi che non funzionano più, perché funzionavano collegate. Piomberemmo in un medioevo tecnologico, almeno per un po’. Mi ricorda un po’ il finale di Fuga da Los Angeles, il sequel non fortunatissimo di 1997: Fuga da New York.
Se con le AI finisse davvero così, sarei costretto a ricordarmi le cose. Per fortuna che ci sono i post-it.
(la foto è di Bruno)

